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LA STORIA

Shizuoka 1967 - Inaugurazione del Santuario dedicato a Muso Gonnosuke Katsuyoshi, fondatore della scuola.

 

Shimitsu A

Il Jodo, ovvero la via del bastone corto, è una arte marziale tradizionale giapponese derivata dal Jojutsu. Questo particolare studio dell’utilizzo del Jo nasce all’inizio del Seicento ad opera del samurai Muso Gonnosuke, il quale da giovane aveva studiato con profitto Tenshin Katori-Shinto Ryu e Kashima Ryu, due scuole di scherma che perdurano ancora oggi. Gonnosuke fondò il primo stile efficace di combattimento con il bastone corto, che poi diede origine al Jodo. La leggenda vuole che Gonnosuke avesse sfidato in duello Miyamoto Musashi, sicuramente il più celebre maestro di spada del Seicento. Venne sconfitto da Musashi, a seguito di una tecnica denominata juji-dome, guardia a croce, che utilizza le due spade quella lunga e quella corta in combinazione. Musashi, riconoscendo il valore del suo avversario, lo risparmiò. Gonnosuke, umiliato da questa sconfitta, inizia un lungo periodo di purificazione, meditazione e di allenamento viaggiando per tutto il paese, cercando una tecnica per sconfiggere Musashi. Dopo diversi anni, giunse in una città che oggi è chiamata Dazaifu City, nella prefettura di Fukuoka, località situata nel Kyushu. Si racconta che una notte, mentre riposava nel santuario di Kamado sul monte Homan, luogo frequentato dai Yamabushi, i guerrieri della montagna, abbia sognato uno spirito sotto forma di bambino che gli diceva: “Conoscere il plesso solare con un bastone rotondo!” Tenuto a mente questo messaggio divino, Gonnosuke tagliò di circa un terzo la sua arma, un bastone lungo 6 shaku (circa 180 cm.), ed ottenne un bastone lungo 4 shaku, 2 sun, 1 bun (128 cm) con un diametro di 8 bun (2,4 cm.), oggi chiamato Jo. L’arma più corta gli garantiva una maggiore velocità, e un’agilità superiore. Egli adattò le diverse tecniche di armi che conosceva al suo nuovo bastone, basandosi sulla sua esperienza. Introdusse affondi e colpi di punta della lancia (Yari), i movimenti oscillanti dell’alabarda (Naginata), e i colpi di taglio della spada. Forte della sua nuova tecnica, Gonnosuke affrontò nuovamente Musashi, infliggendogli forse la sua unica sconfitta. In realtà su questo punto le fonti sono discordanti: gli annali della scuola di Musashi, il Niten Ryu, parlano unicamente di un pareggio, lo Shinto-Muso ryu, ovvero la scuola di Gonnosuke, lo registra come una vittoria netta. Personalmente riteniamo che qualunque sia la verità, quello che è importante è che Musashi riconobbe il valore tecnico di questa arte marziale. Dopo il duello contro Musashi, Gonnosuke passò al servizio del Clan dei Kuroda, con il compito di istruirne i guerrieri nell'arte del jojutsu. Furono i Kuroda a perpetrare l'arte, gelosamente, entro i confini della propria famiglia. Dopo la Restaurazione Meiji fu permesso di insegnare il jojutsu al di fuori del clan dei kuroda (1872). All’inizio del 1900, quest’arte marziale veniva insegnata a Tokyo da Uchida Ryogoro. Tra i suoi studenti c’erano Uchida Ryohei (il secondo figlio), Nakayama Hakudo e Morita Kanya. Dopo la morte di Shiraishi Hanjiro (24° Caposcuola), avvenuta il 1° marzo 1927, il jojutsu fu insegnato dai suoi allievi più anziani: Takayama Kiroku, Shimizu Takaji e Otofuji Ichizo. Nel 1927 Shimizu incominciò a insegnare a Tokyo presso il dipartimento di Polizia Metropolitana. Incoraggiato da Jigoro Kano insegnò anche al Kodokan. Nel 1940 divenne Direttore del Dai Nihon Jodokai, modificando il Ryumei (nome della tradizione) da jojutsu a Jodo.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, che portò il divieto di tutte le attività marziali giapponesi, quest’arte marziale riprese ad esibirsi pubblicamente attorno al 1955, lo stesso anno della nascita della Federazione giapponese di Kendo (Zen Nippon Kendo Zenmei). Sembra che da questo momento, Shimizu venga riconosciuto come il 25° Caposcuola. Negli anni ‘60, il jodo viene riconosciuto dalla Federazione Giapponese di Kendo e viene istituita una commissione di esperti, composta principalmente da Shimizu Sensei e Otofuji Sensei. L’obiettivo principale era come diffondere il jodo in Giappone. Nel 1968 la ZNKR introduce le forme denominate Seiteigata, apportando piccoli cambiamenti e introduce 12 forme (Kata) e nell'arco di 35 anni ha contribuito alla diffusione e alla crescita del Jodo. In questo periodo, a parte i cambiamenti parziali apportati nel 1977 e nel 1987, non è stato fatto alcun lavoro di radicale rinnovamento. Per questo motivo si sono create delle differenze nei contenuti dell'insegnamento, soprattutto per quanto riguarda quelle parti che non erano state definite, e si sono notate delle discrepanze di giudizio negli esami o nello shiai. Quindi, a partire dal 2001, il comitato preposto al Jodo della ZNKR, ha lavorato per due anni alla definizione dei seguenti miglioramenti, senza tuttavia mutare l'essenza dei contenuti stabiliti nel 1968, e ha stilato un documento che valga come parere unico della Federazione.

Nel 1978 muore Shimizu Sensei senza nominare un successore, ma grazie alla sua straordinaria apertura mentale e a tutti i suoi allievi, oggi possiamo conoscere questa raffinata arte marziale.

Il bagaglio tecnico del jodo si compone di un amplissimo curriculum di kata, eseguiti sempre in coppia, in cui uno dei praticanti impugna un bastone, l'altro una spada lunga, o corta, o entrambe. Al jodo sono associate diverse discipline complementari, assorbite dalla scuola nel corso dei secoli; ad esempio kata di ken, di jutte, di kusari-gama, di hojojutsu e di tanjojutsu: rispettivamente, spada (sia lunga che corta), pugnali a forca per intrappolare le lame dell'avversario, falce con catena, tecniche per legare i prigionieri, tecniche di bastone corto contro la spada.